Sbandieratori

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Il gruppo degli Sbandieratori, viene oggi considerato estraneo alla tradizione della festa. Si tratta di una introduzione recente, un tentativo di apportare innovazione probabilmente per la volontà del ceto delle maestranze di arricchire ed abbellire il proprio corteo. Costituiscono, infatti, una sorta di estensione della figura dell’Alfiere. Vestono in modo analogo ed anch’essi si cimentano più volte nel tradizionale gioco della bandiera in piazza.

Particolarmente importante è l’esibizione del sabato, davanti alla Chiesa del Carmelo, nella quale si celebra la santa Messa in onore del ceto della Maestranza.

Il gruppo è composto da un numero variabile di Sbandieratori, si va da un minimo di 16 ad un massimo di 24 componenti. Essi indossano costumi secenteschi e sventolano bandiere che possono considerarsi uniche nel loro genere in fatto di dimensioni (vedi legenda degli itinerari processionali in appendice n. 26). Il gruppo degli Sbandieratori può essere considerato proprietà del ceto della maestranza. Infatti accompagna i tre ufficiali sfilando immediatamente prima.

L’accostamento degli Sbandieratori al ceto della maestranza ci è dato non solo dall’ordine spaziale, cioè dalla contiguità dei cortei, ma anche dall’ordine musicale: le formule ritmiche impiegate sono uguali a quelle utilizzate dal ceto della maestranza[6].

La coordinazione delle bandiere viene regolata in funzione dei ritmi del tamburo. Uno o più tamburi, ordinano e scandiscono i tempi dell’esibizione, come avviene per il Tataratà.