Festa Santa Croce

La festa di santa Croce, conosciuta anche come festa del Tataratà o “sagra” del Tataratà, viene celebrata ogni anno, la penultima domenica di maggio e inizia il venerdì della sera precedente.

Come dice Pasqualino «la festa di Casteltermini è una festa con organizzazione pluralistica» (Pasqualino 1981: 165). Diverse manifestazioni si svolgono in altrettante contrade del paese nei diversi giorni. Per questo la sua descrizione minuziosa e completa è un compito arduo e difficile.

È straordinario che un fenomeno così grande e complesso possa ripetersi ogni anno senza l’aiuto di regole scritte, senza un membro specifico che regoli l’ordine dei gruppi e gli orari dei cortei. Tutto viene dettato dalla “consuetudine”.

«Le regole non scritte della festa determinano il mettersi in moto, il sostare, lo sciogliersi, il riunirsi di nuovo; l’incontro fra i vari cortei, la successione dei gruppi nelle sfilate e gli orari di queste. Alla fine di ogni giro, i ceti che precedono attendono quelli che seguono, perché l’entrata nella piazza, dove si svolgono le principali esibizioni, possa eseguirsi nel modo più perfetto e nell’ordine giusto» (Pasqualino 1981: 165).

Sarà riportata di seguito la descrizione in forma di elenco dei singoli gruppi partecipanti.  Il criterio seguito è lo stesso dell’ordine che viene mantenuto nei cortei: 1) i Schitti (ceto celibi); 2) i Picurara (ceto dei pastori); 3) i Burgisi (ceto dei ricchi contadini) oggi fuso al sottoceto de i Vurdunara; 4) i Masci (ceto degli artigiani) con il gruppo degli Sbandieratori; 5) il Tataratà.

Compilare questa parte, non è stato semplice, a causa dei cambiamenti che la festa subisce di anno in anno. Pertanto, là dove lo ritenevo necessario, sono state segnalate le discrepanze sostanziali, tra le descrizioni riportate nelle fonti e quelle da me documentate.


PREMESSA

Questo studio etnomusicologico è rivolto all’analisi delle forme, dei comportamenti e delle manifestazioni musicali, all’interno della festa del Tataratà, conosciuta anche come festa di santa Croce, che si svolge ogni anno a Casteltermini – piccolo centro dell’entroterra siciliano, in provincia di Agrigento – la terza domenica di Maggio. I metodi e gli ambiti di indagine si possono dividere in due versanti: da un lato lo studio delle forme, le tecniche e i prodotti dell’attività musicale, adottando strumenti di analisi prettamente musicologici; dall’altro tutte le manifestazioni del comportamento musicale, adottando un punto di vista antropologico e strumenti di indagine propri dell’etnografia e della demologia. Particolare attenzione sarà dunque rivolta ai ritmi dei tamburi, alla danza del Tataratà, ai rapporti tra movimenti di danza e ritmi del tamburo, ma anche a tutte le manifestazioni sonore che si svolgono durante i tre giorni di festa.

L’interesse di questa analisi nasce da uno stimolo diretto, avendo partecipato personalmente per diversi anni allo svolgimento della festa. Per questo ho preferito condurre una lunga ricerca sul campo, che costituisce una fonte indispensabile nello studio di musiche, mentalità e tradizione orale. L’elaborazione dei dati raccolti sul campo, è stata realizzata mediante trascrizioni musicali, utilizzando la notazione tradizionale della musica colta, integrata da segni diacritici che consentono un risultato più dettagliato e completo. Inoltre, con lo scopo di raggiungere una più profonda esegesi dell’elaborato scritto, ho adottato documenti audiovisivi, integrati da animazioni digitali realizzate al computer che permettono una immediata comprensione dell’analisi musicale, direttamente accessibile anche ai non esperti in musica. L’utilizzo del documento audiovisivo è importante perché permette, meglio di qualsiasi descrizione verbale o trascrizione grafica, una diretta comprensione dei gesti, delle posture, delle tecniche finalizzate alla produzione del suono.

Le forme sonore contestualizzate in un preciso ambito spazio-temporale, quello della festa di santa Croce, così come tutto l’insieme acustico che viene percepito durante le fasi di preparazione e nello svolgimento delle processioni, costituiscono alcuni degli elementi di forza del rito castelterminese: la precisa scansione temporale e spaziale dei cortei.

Per quello che mi risulta, pochi sono gli studiosi che si sono occupati della festa di Casteltermini. Mi sono permesso di scrivere sulla festa di santa Croce, solo dopo aver constatato che bisognava aggiungere qualche cosa a quanto hanno scritto altri studiosi. Tra gli autori più importanti ricordiamo Bonanzinga, Pasqualino e Toschi. Il resto della produzione è costituito da qualche tesi di laurea e da alcune pubblicazioni di studiosi locali. Nessuno di questi studi, tuttavia, si è occupato di estendere l’indagine a tutti i documenti sonori, presenti nella festa, mediante i quali, come vedremo in seguito, è possibile raggiungere una comprensione più dettagliata e profonda della stessa.

Il suono, costituisce un materiale simbolico per eccellenza e questo per la sua natura ambivalente. Lontano da ogni riferimento letterale, si articola in forme che il linguaggio verbale non può né rappresentare né tradurre. I documenti sonori costituiscono pertanto un universo simbolico, mediante il quale è stato possibile circoscrivere  il paesaggio sonoro della comunità castelterminese.

La festa del Tataratà è espressione della storia e della cultura locale. Tutta l’organizzazione festiva, si basa su una sorta di riproduzione della struttura sociale del paese. Protagonisti indiscussi della festa sono infatti le rappresentanze di quattro ceti sociali. Le processioni del venerdì, sabato e domenica di santa Croce, esplicano un’importante funzione simbolica in relazione all’identità sociale del paese. Le fitte relazioni e il gioco di rimandi e di richiami, che si instaura tra gli elementi del sistema, si prestano ad un accurato studio sistemico che può essere riportato graficamente in questo modo:

Una interrelazione è subito evidente: le regole sociali, che, come vedremo, stanno alla base di tutta l’organizzazione della festa, sono profondamente legate alle regole rituali. Le forme musicali si organizzano in “emblemi sonori”, con i quali i protagonisti, si identificano, all’interno di una dimensione temporale festiva.

In sostanza, la festa di santa Croce, è oggi un’illustre esempio  di come in un evento totale, quale è il rito di santa Croce, vengano assimilate analogicamente le dinamiche sociali, quali sono le relazioni tra i ceti nella storia, di un luogo. Un esempio fittizio delle competizioni che storicamente si sono plasmate, tra ceti, categorie professionali e classi d’età. Lo studio di questo complesso fenomeno festivo, trova una applicazione particolarmente felice nell’ambito della ricerca tra suoni e identità. L’analisi del panorama sonoro ha dunque messo in evidenza alcuni aspetti rilevanti, che hanno reso nuova luce alla comprensione della festa.

Il fatto di aver condotto una ricerca sul campo nel mio luogo di nascita, ha comportato, nello stesso tempo, privilegi e difficoltà. Da un lato è stato facile rintracciare le fonti più importanti, riuscire ad individuare gli aspetti della festa più sottili, la disponibilità di tutte le persone che mi hanno fornito documenti e informazioni fondamentali, favorito soprattutto dal fatto che mi riconoscevano come un loro “paesano”. Dall’altro lato, le difficoltà sono nate proprio dall’eccessiva familiarità con l’ambiente. Dovevo cercare di mantenere un atteggiamento neutrale, il rischio, era quello di condizionare il comportamento degli informatori. Non posso nascondere l’imbarazzo che provavo, nel vedere la reazione dei tammurinara, alle mie continue richieste di suonare e di parlarmi dei tammurina. Per noi castelterminesi, vederne uno che suona nei periodi di festa, è una cosa normalissima. Inoltre, è stato difficile rinunciare alla banda musicale, dopo aver suonato in occasione della festa, ininterrottamente, per ben quattordici anni, dal 1990 al 2004. Ho dovuto sostituire la mia immagine, di trombettista e parte attiva della festa, con quella di ricercatore.

Per quel che riguarda gli strumenti di rilevamento, ho adoperato una telecamera “Sony – Handycam DCR – HC14E”, riprendendo quei particolari della festa che ritenevo più interessanti per le mie ricerche, negli anni 2004 e 2005. Il periodo di osservazione dura fin dalla mia infanzia, ma quello di ricercatore si è esteso sostanzialmente in questi due anni.

La tesi è suddivisa in due parti: la prima consiste nella descrizione in forma di elenco di tutti gli elementi che fanno parte della festa. Una sorta di presentazione dei protagonisti principali dell’evento. Per compilarla, mi sono basato principalmente sullo studio antropologico di Pasqualino, ritenendolo il più completo ed esauriente di tutti. Segue una semplice narrazione degli eventi, ordinati secondo il criterio diacronico, a partire da venerdì sera (inizio dei festeggiamenti) fino a domenica sera (giorno conclusivo). La dove lo ritenevo necessario, la semplice descrizione verbale è stata integrata da alcuni rimandi alle foto della legenda.

La seconda parte, invece, affronta questioni prettamente etnomusicali. La fiorente scuola di tammurinara, i complessi bandistici, il suono delle campane e tutti gli elementi che investono la percezione uditiva, forniscono insieme un ricco panorama sonoro, offrendo importanti punti di riflessione ed ulteriori strumenti di comprensione.