Tataratà

La danza del Tataratà ed il tamburo

Il Tataratà è una danza armata che nel corso degli anni, per la spettacolarità, il fascino e la singolarità nel suo genere, ha attirato l’attenzione di molti studiosi. L’etimologia del termine, deriva dall’onomatopea ritmica del tamburo, l’unico strumento ad accompagnare i moduli coreutici dei danzatori. Il gruppo è oggi costituito da otto coppie di duellanti armati. Ognuno di essi regge nelle mani due spade. Queste, percosse l’una contro l’altra, interagiscono col tamburo, creando un incalzante commistione ritmica.

I movimenti dei danzatori sono regolati da precise indicazioni fornite dal tamburo che modulano e si ripetono in funzione di schemi coreografici prestabiliti. Una pulsazione ritmica regolare è sempre riconoscibile, perché viene esplicitata dal battito delle spade. Il tamburo non realizza solamente un semplice accompagnamento neutro al “combattimento”, ma regola anche la successione coreografica dei danzatori. I moduli coreutici, infatti, vengono regolati dai segnali dati dal tamburo, che in quest’ambito svolge una funzione “semiotica”. La formula ritmica oltre a stimolare e facilitare la coordinazione motoria dei danzatori, trasmette input che si concretizzano nelle coreografie.

 

La funzione coreutica del tamburo

All’interno del gruppo dei danzatori e fra questi e il tammurinaru, sempre che la complessità delle figure coreografiche impiegate in quella determinata circostanza lo consenta, può anche verificarsi che al “gioco” sottile di dinamiche realizzato dal tamburo corrisponde una puntuale risposta dinamica dei danzatori con le loro spade (che anch’esse possono passare dal fortissimo al pianissimo e viceversa) e talvolta anche con delle grida. Momenti di compartecipazione, dove tutti i danzatori sono protagonisti dell’azione, si alternano ad attimi isolati di esibizionismo, nei quali risalta l’abilità atletica di ogni combattente e lo spontaneo virtuosismo tecnico del tammurinaru. Il gruppo è costituito oggi da otto coppie di duellanti armati; ognuno di essi regge nelle mani due spade. Alla danza assiste una “corte” composta dal Re, da due Ministri e da due Dottori, sempre abbigliati in costumi vagamente moreschi. Prima di iniziare la danza, tutti i danzatori salutano inchinandosi con le spade, il Re. A due a due iniziano a scambiare colpi, lama contro lama, producendo un suono metallico che, unito al suono del tamburo, produce un caratteristico ed incalzante effetto di intensificazione ritmica. Secondo le testimonianze di Angelo Nobile, il più anziano ed autorevole tra i tammurinara castelterminesi, lo scambio di colpi tra le spade doveva essere regolato in base agli accenti dinamici: in coincidenza dell’accento forte, la lama del danzatore deve colpire quella dell’ “avversario”; in coincidenza dell’accento debole, invece, il danzatore deve colpire le proprie spade.

Produzione ritmica della funzione lavorativa

La danza del Tataratà di Casteltermini può essere considerata rappresentazione coreutica del gesto degli spatulatura (lavoratori di lino) che quotidianamente praticavano attraverso la spatola, una mazza particolare con manico, grossa e molto lunga, in qualche modo simile ad una spada. Ancora oggi è comune un modo di dire “Ti lafacisti ‘na spatuliata” che trae la propria origine nel lavoro di rifinitura del lino, un lavoro svolto in modo celere e senza pause. Il lino veniva spatuliatu (battuto), liberato dalla linazza finche di esso rimanevano le sole fibre. Le lunghe e faticose ore di lavoro venivano contrassegnate da una produzione ritmica tra le spatole ed il tamburo, con la funzione di alleviare la fatica e rendere più armonioso l’ambiente di lavoro. In merito agli strumenti di lavoro dei battitori di lino Marius Schneider scrive «La spada metallica deriva dalla daga, e questa ha origine dalla selce dell’età della pietra. D’altra parte la spada di legno sembra essere in relazione con uno strumento sempre di legno impiegato dalle filatrici, in quanto la parola greca εσπάδη (spada) designò originariamente detto strumento in forma di spadino, che è un tipo di machete usato per battere il lino» (La danza delle spade e la tarantella). Nella letteratura etnomusicologica non mancano esempi di produzione ritmica legata al gesto lavorativo, diverse culture agricole dell’Africa e dell’Asia hanno sentito la necessità di coordinare ritmicamente il gesto del lavoro. L’attività lavorativa può essere, infatti, facilitata dalla scansione ritmica del gesto ripetuto. Particolarmente diffusa è, ad esempio, la pestatura collettiva del riso nel mortaio in Asia. L’isola di Bali, in Indonesia, è caratterizzata da forme ritmiche molto complesse, cosicché questa attività di produzione di suono può diventare una pratica musicale anche sganciata dalla funzione lavorativa.