Tamburi

I TAMBURI DI CASTELTERMINI

La costruzione artigianale dei “tamburi a bandoliera” si trasmette per tradizione orale. A Casteltermini sono gli stessi tammurinara a costruirli seguendo il metodo tradizionale che si trasmette da diverse generazioni. Si tratta di tamburi cilindrici a due pelli col fusto in legno. La misura media è circa 60 cm. di diametro e 40 cm. di altezza di fusto; il timbro del suono può essere regolato attraverso la tensione delle due pelli; le bacchette sono di legno, anche queste costruite a mano, più lunghe e più grosse ma analoghe a quelle del rullante d’orchestra. L’intonazione avviene attraverso la bordoniera (budello, nervo o corda di contrabbasso) tirata da una piccola verrina fissata al centro della cassa armonica. La produzione artigianale del tamburo castelterminese si contraddistingue per l’alta qualità di manifattura, grazie ad un’accurata ricerca effettuata sui materiali di costruzione, sul tipo di legno, la scelta delle vernici e le modalità di lavorazione delle pelli. I materiali di prima scelta inoltre assicurano lunga durata dello strumento e al contempo elevata funzionalità. Sono sempre più numerosi i tammurinara siciliani che si affidano all’artigiano castelterminese per ottenere uno strumento dalle qualità eccellenti e dalle caratteristiche uniche.

Il tamburo in funzione di emblema

La festa del Tataratà o festa di santa Croce, è uno degli esempi più illustri e importanti dell’arte del suonare il tamburo, che in Sicilia come abbiamo visto, ha una lunga tradizione. A Casteltermini, durante la festa della Santa Croce, quattro ceti sociali sfilano in corteo, ogni domenica, a partire da quella da Pasqua. Ognuno di essi è accompagnato per tutto il percorso da uno o più tammurinara. Le formule ritmiche impiegate sono due una comune a tre ceti: Celibi, Pecorai e Borgesi (ritmo dei tre ceti); l’altra riservata al ceto della Maestranza, (ritmo della maestranza). È facile rendersi conto, ascoltando i video di seguito, anche per un non esperto in materia musicale, che i ritmi impiegati non sono uguali. In questo contesto, dunque, tale diversificazione conferisce alle formule ritmiche valenze socio-simboliche.

L’evidente differenza tra i due ritmi viene documentata da Gaetano Di Giovanni in Origine di alcuni proverbi, motti e modi proverbiali castelterminesi del 1885 dove si legge: le note del tamburo dei Mastri [ceto della maestranza] sono diverse da quelle degli spatulatura [tataratà]; e tutte e due sono differenti da quelle degli altri ceti, pei quali le note, che essi hanno comuni, sono diversamente cadenzate per ciascun ceto. I tamburi degli schietti, colle loro note fugate, devono superare gli altri in forza fisica e destrezza (Di Giovanni 1885).

FORME DI TRASMISSIONE

Oggi, a Casteltermini, resiste ancora una vigorosa tradizione di tammurinara, che suonano non solo durante la festa del Tataratà, ma anche in tutte le manifestazioni religiose che si svolgono durante l’anno. Il maestro Angelo Nobile è stato sicuramente uno dei grandi esponenti della tradizione dei suonatori di tamburo a Casteltermini. Inoltre ha accompagnato per diversi anni il gruppo del Tataratà in molti luoghi come Parigi, Londra, negli U.S.A. ecc. Ha vinto più di una volta la rassegna di strumenti musicali ad Erice “La zampogna d’oro”. È depositario di un alto livello di sapere tecnico, sia sul tamburo, sia anche dal punto di vista della costruzione degli strumenti.  Nella sua esperienza di maestro di tamburo ci descrive il metodo utilizzato per l’insegnamento dei ritmi: tutto avviene per contatto diretto tra l’allievo e il maestro. La forma più semplice e indifferenziata di apprendimento della musica si realizza attraverso l’imitazione. Il maestro prima riproduce i suoni del tamburo con la voce, poi li esegue con lo strumento. Il neofita ha il compito di imitarlo, tutto il resto viene dettato dalla pratica.

Confrontando accuratamente i sunati (formule ritmiche) di Angelo Nobile, con quelle dei suoi allievi appare evidente che non vi sono sostanziali modifiche, se non quelle dovute alla pluridecennale esperienza del maestro e alle infinite variabili legate al gesto di suonarle. Appare evidente pur trattandosi di un fenomeno lontano dagli accademismi tecnici, cioè, slegato dalle leggi che governano il sistema musicale occidentale, i moduli ritmici vengono ripresi e rispettati fedelmente.