Associazione

ASSOCIAZIONE NOBILI TAMBURI DI CASTELTERMINI

L’Associazione “I Nobili Tamburi” nasce nel febbraio 2016 ed è costituita da tre eredi diretti della nota famiglia Nobile di Casteltermini, specialisti esecutori e costruttori di tamburi artigianali da diverse generazioni, rappresentata nella sua eccellenza da Angelo Nobile, scomparso nel 2013, vincitore nel replica breitling superocean 1986 del premio “La Zampogna d’oro” – rassegna nazionale degli strumenti popolari – e riconosciuto come una tra tra le figure più rappresentative per la musica tradizionale siciliana. Il progetto si avvale anche della preziosa collaborazione dell’etnomusicologo Davide Severino che ha realizzato uno studio incentrato sui ritmi dei maestri tammurinara siciliani.

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Il tamburo a bandoliera rappresenta uno degli elementi più importanti per la cultura tradizionale della Sicilia. Basta citare un antico detto locale che recita “nun cè festa senza tammurina” [non c’e’ festa senza tamburi], per capire il valore  di questi nella sonorizzazione degli spazi festivi. Era uno strumento, e lo è ancora in parte, caratterizzante tutti i momenti del ciclo della vita, sia a livello comunicativo che espressivo. Il tamburo oltre a contrassegnare i momenti festivi veniva adoperato per attirare l’attenzione del popolo nella diffusione dei bandi pubblici.

La letteratura etnomusicologica

Tra le più autorevoli fonti che descrivono l’arte del suonare il tamburo in Sicilia ricordiamo gli studi di Sergio Bonanzinga, docente di etnomusicologia dell’Università di Palermo, in numerosi dei suoi scritti ci parla dell’enunciazione dei messaggi di pubblico interesse (bbanni, bbanniati, abbanniati, vanniati) per mezzo dei banditori professionali (bbanniaturi, abbanniaturi, vanniaturi), eredi degli antichi araldi, una pratica ancora molto comune nell’isola fino agli anni Cinquanta. Gli avvisi, che venivano declamati ad alta voce, erano per lo più preceduti dal suono del tamburo con cui si eseguivano semplici ritmi per meglio attirare l’attenzione.

Particolarmente interessanti sono le descrizioni fatte dagli anziani che ricordano con nostalgia le “gare di tammurina”, non si trattava di una competizione in forma di concorso con un premio finale, ma di un confronto senza né vinti né vincitori. Queste manifestazioni possono considerarsi sopravvivenze preziose, perché ci testimoniano una modalità che era diffusissima in Sicilia, quando nei paesi i tammurinara si contavano a decine.

Ogni suonatore partecipava con un assolo. Sulla base di uno sfondo ritmico, producevano i diversi assoli e i suonatori cercavano di superarsi in una serie di virtuosismi, in cui si battevano anche le bacchette tra di loro, si batteva sul fusto, si usava perfino la testa. C’erano insomma una serie di giochi ritmici, che servivano a mettere in evidenza l’abilità e il virtuosismo ritmico del suonatore.

Nel passato si ricordano numerose gare, a Palermo, in coincidenza con le feste religiose. Una competizione molto famosa era quella che si faceva a Porticello per la Madonna del Lume. Gli ultimi tamburinari che ne hanno memoria, ci Replicas Audemars Piguet dicono che addirittura venivano assoldati come giurati i percussionisti del Teatro Massimo. A tal proposito riportiamo una testimonianza scritta in dialetto da Favara che racconta con dovizia di particolari una gara tra due tammurinara della provincia di Trapani.

  • I Tammurina vannu dui a dui, ognunu cerca si smaccari l’avutru e fa punti difficili, pi vidiri si l’avutru li sapi fari. Oppuru finci di sgrancarisi e si zitti e lassa sulu l’avutru.

  • Parla Pietro Mauro, tammurinaru di Mazara: «Di Salemitani boni ci n’è, ma si ni mittemu facci frunti, hannu a vutari davanti a mia. Cu mia ’un ci pottiru. ’Na vota vinniru quattru Salemitani: “Mastru Petru, chi facemu?” “Vuatri faciti li vostri, e jeu fazzu li mei”. Ma quannu vitti chi mi la canciaru e mi sunaru l’Arcamisa, jeu ci satai di supra: “ E comu? Vui puru la sapiti? Vuatri ad Arcamu ci aviti statu; jeu ’un ci haiu statu e puru la sacciu!”(Alberto Favara 1957).