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I TAMBURI DELLA TRADIZIONE

Il linguaggio dei tamburi costituisce oggi uno dei codici sonori più caratteristici e diffusi della cultura tradizionale siciliana. Numerosi gruppi di suonatori vengono impiegati nella sonorizzazione di quasi tutte le manifestazioni civili e religiose dell’isola. Per questo motivo il progetto si pone come obiettivo principale la promozione e l’ampia diffusione dell’arte del suonare il tamburo attraverso un’indagine specifica delle sue origini storiche, delle caratteristiche acustiche e meccaniche, delle tecniche costruttive e della prassi esecutiva. L’indagine sul processo di trasmissione orale, mediante il quale gli schemi ritmici si breitling replica perpetuano nel tempo inalterati, fa emergere una vera e propria scuola con tecniche e repertorio specifico delle località, con il maestro che esegue formule onomatopeiche, in sostituzione della notazione musicale. In questo modo possono essere impartite le lezioni, indicando vocalmente i diversi ritmi all’allievo che li riprende e li riproduce prima con la bocca e dopo con lo strumento.

I RITMI DEL TAMBURO IN SICILIA

Il tammurinu è lo strumento che si univa in passato alla vita pubblica, alla religione, ai giuochi del popolo di Sicilia, e che ancor oggi, pur nelle maggiori città non è affatto scomparso. […]. Alla religione il tammurinu unisce il suo battito per lo più in un numero grandissimo di ritmi processionali, fra i quali assumono maggior rilievo quelli che accompagnano il viatico. Debbonsi ricordare ancora le tammurinate che annunziano la festa, quelle che risuonano durante l’esposizione del SS. Sacramento e fin quelle che salutano l’elevazione dell’Ostia durante la messa (Alberto Favara 1957).

I tamburi “popolari” sono ancora molto diffusi in Sicilia. L’importanza dell’impiego dei tammurina nell’ambito delle festività tradizionali siciliane viene documentata da Audemars Piguet Replicas Alberto Favara nel “Corpus di musiche popolari siciliane” (realizzato fra il 1869 e il 1923 e  dato alle stampe da Ottavio Tiby nel 1957).

Il tamburo a bandoliera rappresenta uno degli elementi più importanti per la cultura tradizionale della Sicilia. Basta citare un antico detto locale che recita “nun cè festa senza tammurina” [non c’e’ festa senza tamburi], per capire il valore  di questi nella sonorizzazione degli spazi festivi. Era uno strumento, e lo è ancora in parte, caratterizzante tutti i momenti del ciclo della vita, sia a livello comunicativo che espressivo. Il tamburo oltre a contrassegnare i momenti festivi veniva adoperato per attirare l’attenzione del popolo nella diffusione dei bandi pubblici.

Tra le più autorevoli fonti che descrivono l’arte del suonare il tamburo in Sicilia ricordiamo gli studi di Sergio Bonanzinga, docente di etnomusicologia dell’Università di Palermo, in numerosi dei suoi scritti ci parla dell’enunciazione dei messaggi di pubblico interesse (bbanni, bbanniati, abbanniati, vanniati) per mezzo dei banditori professionali (bbanniaturi, abbanniaturi, vanniaturi), eredi degli antichi araldi, una pratica ancora molto comune nell’isola fino agli anni Cinquanta. Gli avvisi, che venivano declamati ad alta voce, erano per lo più preceduti dal suono del tamburo con cui si eseguivano semplici ritmi per meglio attirare l’attenzione.